Ibn al-Haytham, il padre dell’ottica moderna

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2015 Anno Internazionale della luce e delle tecnologie basate sulla luce. Questa decisione cade proprio in un anniversario singolare: sono passati 1000 anni dagli studi sulla luce compiuti dallo scienziato arabo Ibn al-Haytham. Costui, noto in occidente con il nome di Alhazen, fu il massimo fisico del Medioevo ed è considerato tutt’oggi il padre dell’ottica moderna.
Il maestro della luce e dell’ombra, al secolo Abu ‘Ali al-Hasan ibn al-Hasan ibn al-Haytham, nacque a Bassora nel 965 d.C. nell’odierno Iraq dove fu uno dei primi sapienti arabi a sfruttare l’enorme mole di libri e di scritti antichi che erano stati tradotti nei decenni precedenti all’interno dei confini dell’impero islamico. Fin da subito Ibn al-Haytham si caratterizzò per un approccio critico alle fonti del sapere tanto da sviluppare un metodo di analisi empirica per accompagnare postulati teorici molto simile a quello che poi si dimostrerà essere il metodo scientifico. Fu fisico, matematico, astronomo, medico e filosofo e rappresentò una delle tipiche figure sapienziali dell’epoca che erano caratterizzate da un bagaglio di conoscenze che spaziava su più campi.
Si racconta che ancora giovane fu invitato a trasferirsi al Cairo alla corte del califfo fatimide d’Egitto dell’Imam al-Hakim per progettare un sistema per la regolazione delle inondazioni delle acque del Nilo. Il mecenatismo del tiranno al-Hakim all’epoca mirava a fare del Cairo un centro culturale di grande importanza capace di fungere per il regno fatimide di stampo sciita da alterego del centro culturale Dar al-Hikma (Casa della Sapienza) che si trovava allora a Baghdad. Purtroppo il progetto avviato presso al-Janadil, a sud di Assuan, fallì e riversò su Ibn al-Haytham l’ira del califfo con conseguenti umiliazioni per lo scienziato. Pur di sfuggire alla crudeltà di al-Hakim, Ibn al-Haytham si finse pazzo per ben dodici anni.
Il periodo egiziano, che durerà fino alla sua morte avvenuta nel 1039, però fu caratterizzato anche da grandi scoperte, felici intuizioni e grandi studi. Vasta fu la sua produzione scientifica: gli studi sull’aritmetica e sulle proprietà dei numeri, la determinazione che il crepuscolo finisce quando il Sole si trova 19° a1 di sotto dell’orizzonte, gli studi astronomici ( fu uno dei primi a mettere in dubbio la veridicità del sistema tolemaico), la restituzione all’umanità intera dell’ottavo capitolo de Le coniche di Appolonio di Perga che era andato perduto (l’opera in otto libri fu completata grazie al lavoro di deduzione di Ibn al-Haytham che seguendo i libri precedenti rielaborò la parte mancante con una stesura compatibile a quella originaria) e molti altri contributi. I suoi lavori più importanti però furono nel campo dell’ottica. I suoi studi sulla luce e sul fenomeno della visione avviarono scoperte che scolpirono il suo nome nella memoria dei tempi. Ibn al Hayham infatti, dopo aver demolito le teorie e i millenari dogmi scientifici ereditati dal passato, si accorse che la luce si muoveva in linea retta, studiò le proprietà delle ombre e l’uso delle lenti, ricreò la cosiddetta “camera oscura” (traduzione latina di al Bait al Muslim) determinandone i principi di funzionamento (meccanismo di capovolgimento dell’immagine che attraversando un foro si fermava sul fondo della camera) e si concentrò su molti altri fenomeni ottici essenziali come la rifrazione. Egli elaborò anche teorie sull’illuminazione, sui colori e sul funzionamento della vista. Ipotizzò per primo che la luce solare illuminasse la Luna e che questa la riflettesse sulla Terra.
La sua opera principale Kitab al-manazir (L’ottica , in latino Opticae thesaurus) influenzò Ruggero Bacone, Witelo, Keplero, Cartesio, Christiaan Huygens e molti altri scienziati musulmani. Alhazen scrisse in tutto quasi duecento opere su argomenti scientifici e dopo la sua morte i suoi scritti furono più influenti nel mondo latino che in quello arabo. Lo studioso di Bassora si rivelò una delle più grandi menti del mondo islamico medievale ed il suo spirito critico lo portò a scontrarsi anche in ambito religioso con il clero ed con i funzionari dell’epoca. Celebre la sua riflessione secondo cui “coloro che vorrebbero distruggere la scienza, stanno in realtà minando la religione”.
Oggi quando osserviamo la quotidianità che ci circonda attraverso una macchina fotografica o un proiettore è impossibile non considerare il lascito di questo importante scienziato. Ibn al-Haytham, osservando al buio un raggio di luce che passava attraverso un piccolo foro all’interno di una tenda chiusa al Cairo, seppe gettare luce su materie sconosciute, illuminando i secoli a venire come solo le grandi menti sono riuscite a fare. E ancora oggi non possiamo che essergli grati per la possibilità di poter vedere il mondo intorno a noi sotto tutta un’altra luce.

2018-11-19T19:54:30+00:0028 dicembre 2015|

One Comment

  1. ramdane 2 maggio 2016 at 15:12 - Reply

    alah zidna ilma wa ansre ilm el islam

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