Ottobre

 

Alle elementari scrissi un tema su un albero che non avrebbe voluto che le sue foglie si staccassero d’autunno, cercava di convincerle in ogni modo, prometteva di averne cura, piangeva, le implorava, ma loro allegre cambiavano d’abito, perdevano la verde fedeltà e si univano al vento.

Val la pena danzare per una sola volta, volteggiare, sapendo che la propria fine è solo mescolarsi con il manto d’erba prima di finire calpestati da piedi maldestri e ritornare alla terra?

Chiedeva l’albero amareggiato, spogliatosi anche dell’ultima foglia.

La maestra mi disse che le foglie tornano ogni anno, non c’è bisogno di finali tristi, per ogni autunno si svela una primavera lucente, ma le foglie non sono mai le stesse, risposi, per questo l’albero piange, nelle lunghe giornate d’autunno e il suo suono si mescola a quello del vento.

Non sono mai le stesse, ma l’albero oggi le lascia andare, le guarda sorridendo malinconico, ma senza amarezza, le guarda librarsi nell’aria e se ne dimentica, di loro, sui suoi rami, rimangono solo piccole tracce, invisibili a chi da lontano lo vede indurirsi, prepararsi al gelo pungente.

Perché sotto la neve si è sempre soli, perché pur di non vedere le sue foglie spezzarsi preferisce rimanere solo sotto le intemperie, perché ottobre è una solitudine dolce, affumicata, da assaporare con delizia, senza rancore.

Perché ottobre è una poesia e l’albero sa, che la poesia nasce dalla mancanza e riempie ogni vuoto, l’albero sa, che non basteranno mille primavere, una volta assaggiato l’abbandono, non bastano mille foglie a coprire l’eco delle stanze del suo cuore, ché non è marzo a guarire l’anima, è ottobre che la rinforza e difende.

I rami sono pronti oggi, a lasciar andare uno per uno tutti i colori, i rumori, gli errori, ma l’albero lo sa, che non sarà mai più pronto, a lasciarsi andare.

 

Di Houda Latrech

2020-10-20T18:53:19+00:0020 ottobre 2020|

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