Phoenicia ovvero la Fenice (e la Via Lattea sulla quale cammino)

 

Incipit

Esattamente due anni fa mi trovavo in aereo, lasciando alle spalle una patria per ritornare in un’altra. L’idea della poesia “Phoenicia” è nata precedentemente a questa data, perché già nutrivo un sentimento di profonda nostalgia al pensiero di dover lasciare quella peculiare atmosfera. Nonostante le somiglianze evidenti, la terra in cui ho sempre vissuto non potrà mai sopperire alla separazione dalla mia terra d’origine. E non è per ingratitudine, ma perché è doveroso riconoscere l’unicità di un paese che da sempre è stato un incrocio di culture e di ambienti. I suoi insediamenti e i suoi paesaggi, la flora, le lingue, le pietanze e le confessioni religiose attuali ne sono una dimostrazione. Ma il parto di questa poesia è stato doloroso, per quanto facilitato dall’ascolto di melodie suggestive: come dare valore, in forma scritta, alla visione di una terra così magica, ma al contempo sventurata?

 

Cara infanzia, non lasciarmi andare

Ancora del tuo latte mi rimane il sapore

Sulle cime nevose già spente ormai

Passato lo spettro del nefasto calore

 

Purpurea la terra sulla quale calpesto

Racconta storie di fughe e conquiste

Tra levante e ponente, un grande impasto

Sul suolo antico splendore è rimasto

 

Ma erbe acerbe non si son più viste

Attorno a me pallore e silenzio

Di un popolo a cui manca acqua e vento

Permane l’ulivo, stanco e scontento

 

E tuttora le ferite fomentano il dolore

E si fan sentire avarizia e onore

Danzano sulle ceneri i custodi del fuoco

La guerra per loro è un grande affare

 

Principi oscuri sono alle porte

Da te pretendono vita e morte

Avvolto in catene, tradito dalla gente

Lasciarti non posso, mio splendido diamante

 

Ma ancora io sogno la luna crescente

Presto tornerà la limpida sorgente

Qui il tricolore è sempre presente

Ma ardono i cuori per la dama d’Oriente

 

Il tuo sangue invano non è stato versato

Neve e melograno, pacifico e rinato

Grandezza tua biblica, di certo non casuale

Il cedro del levante resterà immortale.

 

 

D Nour Sarhan

2020-09-14T23:10:48+00:0014 settembre 2020|

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