“Un tè senza schiuma è come un Tuareg senza turbante’’

 

I Tuareg sono un popolo berbero tradizionalmente nomade stanziato nelle zone desertiche del Sahara. La loro presenza ricopre un areale che va dal Nord Africa all’Africa centrale. Il nome Tuareg o ‘’popolo blu’’, termine attribuito per via dei tradizionali abiti blu di questa popolazione, non è la definizione con cui questi si designano. Il termine esatto sarebbe kel tamahaq, ‘’coloro che parlano il tamahaq’’, un dialetto berbero, oppure kel tagelmust, ‘’coloro che portano il tagelmust’’, tipico turbante blu con cui gli uomini si coprono il capo e il viso o ancora Imajhiren, ‘’uomini liberi’’. Circa la storia più remota dei tuareg si sa poco di preciso. L’unico dato di fatto è che la loro presenza è molto antecedente rispetto all’arrivo degli arabi nel Nord Africa, come ci testimoniano alcuni storici dell’Antica Grecia come Diodoro Siculo. Ogni tribù conserva tradizioni relative all’arrivo nelle sedi di stanziamento e spesso il progenitore ancestrale di una tribù è una donna, questo perché la società dei Tuareg è improntata molto sul matriarcato. Per secoli i Tuareg hanno basato la loro sussistenza sull’allevamento e sul commercio di materie prime locali come il sale, che viene trasportato in pani di forma conica. Sono state inoltre fra le prime popolazioni del Sahara ad aver utilizzato il dromedario come principale mezzo per le lunghe traversate sahariane. Non a caso i Tuareg sono ad oggi fra i più esperti nell’allevamento di tali animali.

Gli uomini come detto prima si caratterizzano per il tipico turbante, il tagelsmut, il quale ricopre tutto il viso lasciando liberi solo gli occhi. Un fatto, questo, essenziale anche per gestire le altissime temperature delle zone desertiche. Tale turbante è solitamente di un color indaco immediatamente riconoscibile, ma la tinta può variare anche in funzione della classe sociale: blu per i nobili e nero per le persone comuni.

Le donne hanno, invece, il capo ricoperto da un velo, ma il viso quasi completamente scoperto. Ricorrono spesso alla cosmesi, con rimedi naturali come l’aloe vera, chiamata dai nomadi del Sahara il giglio del deserto, e considerata un vero e proprio elisir della bellezza. Tra l’altro testimonianze storiche riferiscono che le stesse regine Nefertiti e Cleopatra ne facessero uso. Il ruolo della donna è fondamentalmente quello di mantenere vive le tradizioni, ricoprendo nella società Tuareg una grande rilevanza. Si può dire che la struttura famigliare è principalmente matriarcale. Infatti sono proprio le donne a detenere e gestire gli averi della propria famiglia, tant’è che proprio a loro spetta il diritto di divorziare diventando posseditrici di tutti gli averi e quando una donna divorzia questo momento viene condiviso insieme alle altre donne del villaggio con lunghi festeggiamenti.

Le abitudini alimentari e tradizioni culinarie dei Kel Tamahaq sono strettamente legate a quei pochi prodotti che un ambiente arido ed angusto come il deserto del Sahara può offrire. L’alimentazione dei Tuareg è fondamentalmente basata, oltre all’acqua che è di primaria importanza, sul taguella, un pane cotto alla brace che viene poi sotterrato nella sabbia rovente, che funge da forno naturale. Un piatto tipico è a liwa, una sorta di porridge preparato con miglio che viene prima bollito e poi mischiato con latte di cammello. Altro alimento importante è il latte, sia quello di cammello chiamato akh, che quello di pecora con cui vengono preparati un tipo di formaggio stagionato dal nome di ta komart e il tona, un denso yogurt. Altro piatto speciale è il eghajira, un mix di formaggio di capra, porridge di miglio e datteri. Questo piatto viene preparato solo nelle occasioni speciali come, ad esempio, nelle festività religiose o per accogliere gli ospiti. Ultimo, ma non meno importante, è il tè, la bevanda per eccellenza dei Tuareg. La specialità di tè spesso utilizzata è il tè verde cinese preparato con foglie di menta. La preparazione è lunga e complessa e presenta tante varianti. La più diffusa è quella in cui il tè viene bollito e poi servito per tre volte. Questa pratica viene svolta per attenuare l’amarezza del gusto, travasando la bevanda in piccoli bicchieri di vetro con un movimento della mano che va dall’alto verso il basso, ottenendo in questo modo la caratteristica schiuma. A proposito della schiuma un proverbio Tuareg dice: ’’Un tè senza schiuma è come un Tuareg senza turbante’’. Vediamo come per i tuareg il tè non sia una semplice bevanda ma racchiuda in sé una tradizione e una filosofia di vita. La bevanda fornisce un’occasione per meditare ed elevare lo spirito, per prendere decisioni importanti in collettività e scandire il tempo nelle lunghe giornate in mezzo al deserto. I Tuareg ritengono che il rumore del tè che ribolle nella teiera serva a rinfrescare la mente e che il ritmo del proprio battito cardiaco debba adeguarsi al ribollio del tè. Questa usanza raggiunge l’apoteosi nella famosa cerimonia del tè, conosciuta come il “tè nel deserto”, l’usanza con la quale vengono accolti gli ospiti e i viaggiatori che arrivano da lontano. Lo scrittore Tuareg Mossa Ag Assarid descrive questa cerimonia come: ‘’un momento privo di preoccupazioni che Dio ha creato affinché le anime si ritrovino’’. Nella preparazione del tè nulla è scontato e il fatto che venga preparato per tre volte non è dovuto ad un gesto scaramantico. La prima variante viene chiamata ‘’tè della morte’’ per il sapore forte ed amaro; nella seconda variante, che prende il nome di ‘’tè della vita’’, il tè assume un gusto leggermente più dolce ma dal retrogusto amaro. Infine, il terzo bicchiere, quello più dolce e piacevole, è il “tè dell’amore”.

 

Di Idriss Maknoun

2020-12-26T21:31:50+00:0026 dicembre 2020|

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