The cure

“The ninety and nine are with dreams, content,
but the hope of the world made new, is the hundreath man
who is grimly bent on making those dreams come true”

(Edgar Allan Poe?)
Ted Olson

 

Vi sono paure e paure, in questo mondo in cui l’inconscio detta sulla realtà, sulla verità concreta che ci circonda. Ci sono paure legate da queste realtà esterne e ve ne sono altre dettate dalla nostra mente, giocate in illusioni catartiche che arrivano ad annidarsi all’interno del nostro corpo come un parassita che ci risucchia lentamente la vita ed insieme ad esse tutte le nostre consapevolezze, la nostra forza di azione e reazione a chi siamo e chi vorremmo diventare, la paura che si annida e si rannicchia al di là dei nostri pensieri creando un mostro che siamo obbligati a combattere quotidianamente per non impazzire, per conservare quella parvenza di lucidità mentale che ci permette di sopravvivere. La paura che crea e che diventa essa stessa il nostro nemico peggiore. Essa, così seducente ed insidiosa, che si palesa in un primo momento come la nostra migliore difesa a ciò che non conosciamo.
H.P. Lovecraft, maestro dell’horror, la definiva come
“La più antica e potente emozione umana, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”

Ma che succede se la paura dell’ignoto viene da noi? Che succede se la nostra mente decide all’improvviso di impazzire e di mettere in contraddizione ciò che è il nostro corpo? Che succede se è sotto la nostra stessa pelle che la paura decide di esercitare il suo potere, al punto di temere il nostro stesso sangue?
Da qui, deriva una delle forme più strane della paura che diviene patologia. L’Emofobia, ovvero la paura del sangue.
Emofobia deriva del greco “haima” (sangue) e “phobos” (paura)..
Poco elaborata questa malattia, definita come una paura intrinseca anormale, ingiustificata che si scatena alla vista del sangue, principalmente del proprio, ma non si esclude la vista di quella altrui e quella animale.
Le reazioni al sangue sono le più svariate, svenimenti, isterie, attacchi d’ansia, palpitazioni e tachicardia. La visione del sangue può rimandarli alla propria vulnerabilità alle ferite, ed eventualmente alla morte.
Svariate possono essere le cause scatenanti di questa malattia, la visione di qualcosa di terribile, un trauma di infanzia o l’aver vissuto vicissitudini troppo destabilizzanti a livello emotivo. Questa malattia si manifesta soprattutto nelle persone che palesano sintomi di aggressività repressa oppure di depressione.
“I watch me disappear, slipping out my ordinary world, / out my ordinary eyes/ Yeah slipping out the ordinary me into someone else’s life/ Into someone else’s life…”

I versi di una delle più famose canzoni dei ‘The cure’ che prestano nome ad uno dei più grandi cortometraggi di natura medica, vincitore del Mumbai International Short film festival nel 2015 e riconosciuto come uno dei migliori cortometraggi di questo tipo e questo genere rilasciato al pubblico e su Youtube il 5 agosto 2016, da Kreative Karma.
Uscito dalle mani della cinefila Sara Fakir, in arte Sagha, studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Verona, il cui sogno nel cassetto è il grande Cinema.

Il Cortometraggio narra della battaglia interiore di un uomo contro questa fobia. Un padre di famiglia che è rappresentante dell’ideale di forza e coraggio per il proprio figlio.
Unico nel suo genere, il cortometraggio riprende la poesia letteraria di Edgar Allan Poe per facilitare l’immersione interiore, e quindi seguire quasi in maniera vertiginosa il percorso di guarigione. Con uno stile simile all’horror psicologico in compagnia dei The Cure, ci ritroviamo nell’anima di questo uomo grazie alla penna di Sara.
Un uomo che diventa il nemico di se stesso per sconfiggere quella paura che sin da piccolo l’ha tormentato e inseguito dopo la morte terribile del padre. Ci mostra il come riesce vittorioso da questa voragine soffocante, per suo figlio, per insegnare che certe paure vivono solo all’interno della nostra mente, che non dobbiamo permetterle di dominarci. Che alla fine di tutto, siamo noi l’origine e la fine dei nostri mostri interiori.

“Everything as cold as life/ Can no one save you?/ Everything.
As cold as silence”

 

Di Wafaa El Antari

 

 

 

2018-06-08T20:42:22+00:0015 aprile 2018|

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